Oscar del vino bibenda assisi wine bar
Bibenda Assisi è stata annoverata tra le due migliori enoteche italiane all'Oscar del Vino 2012, organizzato dall'Associazione Italiana Sommelier che si è tenuto a Roma. Nila Halun, proprietaria dell'enoteca Bibenda Assisi ha spiegato, visibilmente soddisfatta che "alla base di tutto c'è l'amore e la passione per il vino che trasmettiamo ai nostri ospiti. Ritengo che nel vino ci sia la sintesi di tutte le espressioni culturali di un territorio. La scelta di Assisi ? Sono subito rimasta affascinata da questa città; senza dimenticare che sono stati i frati a far conoscere vini quali il sagrantino ed il grechetto. La nostra scelta di vini spazia da quelli del territorio, come l'Assisi rosso, l'Orvieto, il Montefalco Rosso ed altri a quelli nazionali ed internazionali, prestando la massima attenzione a quanto c'è di storia, cultura e tradizione in quel bicchiere.

 

Vi aspetto nella nostra Wine Gallery - Nila


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unto

30 Ottobre 2015 dalle ore 15 alle 16.30 interno della manifestazione Unto Bibenda Assisi (Nila Halun)

Vi guiderà ... nel Wine Tasting di Sagrantino -il vino della terra di San Francesco.

Info e prenotazioni: 075 8155176 - 339 8615152, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

http://www.visit-assisi.it/?events=unto-dal-30-ottobre-al-1-novembre-2015


 


 

 

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31 Ottobre 2014 dalle ore 15.00 alle 19.00 all'interno della manifestazione UNTO BIBENDA ASSISI WINE BAR (Nila Halun) Vi guiderà...

nel Wine Tasting dei "VINI DI ASSISI che si pregiano dell'eleganza dei vini del Margaux" / Robert Parker "The Wine Advocate"/.

Info e prenotazioni: 075 8155176- 339 8615152  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

http://www.untoassisi.it/

 

 




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Assisi Organic Wine Tasting

2 Novembre 2013 dalle ore 15.00 alle 20.00 all'interno della manifestazione UNTO, Bibenda Assisi Wine Bar (Nila Halun), sotto l'arco della piazzetta delle Erbe, vi guiderà in...ASSISI ORGANIC WINE TASTING

Info e prenotazioni: 075 8155176 – mob. 339 8615152 www.bibendassisi.com

 

 

http://www.untoassisi.it/


biyas
 
I vini di Malta

Oltre alle isole siciliane di Pantelleria e Linosa, ultimamente si dichiarano protagoniste di viticoltura mediterranea anche altre due isole: Malta e Gozo, distanti dalla Sicilia solo 80 chilometri, che partecipano al Programma operativo di Fondo Europeo “Italia-Malta 2007-2013”, dedicato alla protezione dell’ambiente, in particolare della vite, nelle isole del Mediterraneo. Nonostante un terroir molto difficile da interpretare (il clima di Malta è quello tipico mediterraneo caldo e umido) che consente alle uve una rapida maturazione, oggi alcuni vini maltesi stanno raggiungendo dei risultati interessanti. Gli sforzi degli ultimi decenni e gli studi approfonditi dei terreni argilloso-calcarei, hanno portato ad un buon livello di qualità, anche se di quantità modeste, i vini di Meridiana, Delicata, Marsovin, Montekristo e Ta’ Mena a Gozo. I vini locali sono presenti non solo nei migliori ristoranti e Casinò di Malta, ma anche nei mercati internazionali, in particolare in Belgio, Gran Bretagna e nei paesi di nord Europa. Malta possiede un mix di cultura ereditata nei secoli dai Fenici, Bizantini, Arabi, Francesi, Inglesi e i tanti altri. Indubbiamente l’influenza romana domina nei diversi settori: dal Cristianesimo ai capolavori di Caravaggio e Mattia Preti, non da meno è forte l'impronta italiana nella tradizione vitivinicola. I vitigni italiani come Sangiovese e Vermentino, e con loro le relative tecniche enologiche, sono stati introdotti a Malta per affiancare le varietà autòctone come Gellewza e Ghirghentina e quelle internazionali come Chardonnay, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah ed altre. Dunque i vini bianchi maltesi sono leggeri e freschi con sfumature fruttate e floreali ed evidenti note salmastre. Si sposano perfettamente con specialità maltesi a base di verdure e di pesce come per esempio sword fish (pesce spada). I vini rossi, prevalentemente di corpo e struttura importanti, affinati in barrique francesi di bouquet diversi, si esprimono meglio in un abbinamento con il piatto nazionale maltese il civet di coniglio (fenek), preparato con una salsa a base di aglio e vino rosso. Mi sarà difficile dimenticare i sapori di questi abbinamenti particolari: a Malta fu il mio primo Wine Tasting pubblico in inglese per i miei compagni di English school!

massandra
 
VINI D'UCRAINA

“Poiché da lì provengo, mi capita spesso di rispondere a questa domanda. L’Ucraina è il “granaio” dell’ex Unione Sovietica, ma è conosciuta nel mondo anche come il Paese del Grande Sheva, il calciatore Andrij Shevcenco, e del disastro nucleare di Chernobyl. Più raramente ci si ricorda di Julia Tymoshenko, il volto della Rivoluzione Arancione del 2004. Però tutti sono curiosi di sapere dei vini ucraini. La superficie totale dell’odierno vigneto è all'incirca di 150.000 ettari, dove si osservano le 3 più importanti zone vitivinicole. Nel territorio di Zakarpattya, riparato dai monti Carpazi, la produzione di vino era conosciuta sin dal XII secolo. Nel 1711 lo zar Pietro I in una visita a Zakarpattya, dopo aver assaggiato e apprezzato dei vini locali presso Seredne, comprò tutti i vigneti (oggi chiamati vigneti dello zar), che in seguito avrebbero fornito il vino alla corte di San Pietroburgo. Qui tuttora prevalgono le varietà internazionali: Cabernet Sauvignon, Merlot e anche il georgiano Saperavi. Un’altra zona vocata alla produzione di vini di eccezionale qualità è Mykolajiv-Cherson che si trova a nord est della Crimea, e Odessa, sul confine con la Moldova. Oltre agli spumanti e ai vini da dessert, i prodotti più rappresentativi locali sono i bianchi e i rossi secchi come il Perlina Stepu (Aligoté) o l’Oksamit Ucrainy (Cabernet Sauvignon). La zona più importante è la penisola di Crimea (Krym), dove la vite è coltivata da sempre e in particolare dai tempi della colonizzazione greca (nel IV secolo a.C.) Alla fine del XVIII secolo la Crimea entra nell’Impero Russo e nel 1828 lo zar Nicola I incarica il conte Michail Woronzow di curare la viticoltura e l’enologia in quel territorio. Woronzow mise le basi per una nuova pagina nella storia vinicola della Crimea fondando una cantina ed un Istituto Enologico presso Magarach. Dopo la guerra di Crimea del 1853-56, a Livadia nelle vicinanze di Yalta, fu costruita la residenza estiva dello zar e nel 1891 il principe Lev Golitzin fu nominato enologo di corte. Fu lui a costruire nel 1894 a Massandra un’azienda per l’epoca moderna. Massandra non era un luogo in cui si produceva il vino, ma un punto di conservazione dei vini, che arrivavano da una ventina di cantine sparse sui Krymskiye Gory. I leggendari vini ucraini di Krym hanno attirato l’attenzione degli esperti in occasione di un’asta a Londra presso Sotheby’s nel 1990. Si trattava dei vini dei tempi degli zar, tra cui i Madeira, gli Sherry, i Tokay ed il Cahors, il vino della chiesa russa ortodossa, un Muscat del 1929 e un bianco stile Porto del 1932. Imitando lo stile del Porto o Madeira questi prodotti sono riusciti addirittura a superare quelli autentici. Oggi Massandra possiede la più antica a la più ampia collezione del mondo di vini (all’incirca un milione di bottiglie), che le è valsa l’ingresso, nel 1998, all’interno del Libro dei Guinness. Oggi Massandra produce ugualmente vini fortificati, non paragonabili però con quelli, di altissimo profilo, che beveva la famiglia imperiale. Nonostante i gravi danni provocati dalla compagna del 1985 di Gorbaciov contro l’alcolismo in Unione Sovietica, furono per l’occasione estirpati quasi tutti i vigneti, bisogna comunque riconoscere che l’Ucraina è un Paese dove, in determinate zone, si possono produrre vini davvero eccezionali, basta utilizzare le viti giuste e la competenza di agronomi ed enologi preparati.

villa fidelia spello
 
ALLE PENDICI DEL SUBASIO

“Mostra l’eleganza di un Margaux...” questo è quanto scrive Robert Parker descrivendo il Villa Fidelia Rosso 2000, Cantine Sportoletti, assegnandogli poi un punteggio di 94/100. Ora, se percorrete la splendida strada che, costeggiando le pendici del Monte Subasio unisce Spello ad Assisi, come faccio ogni giorno per raggiungere la mia Enoteca, vi accorgerete quanto differente sia il paesaggio collinare umbro da quello del Médoc. Assolati pendii dove si alternano olivi e viti, macchie di lecci e roverelle, di contro alla grigia piana alluvionale posta alla foce della Gironda. Qui, appena superato Spello ed i cipressi secolari che ornano il parco della settecentesca Villa Fidelia, troviamo la Cantina Sportoletti, al centro di ampi vigneti che si dispiegano in leggera pendenza fino agli olivi che li delimitano nella parte settentrionale. Da queste parti la famiglia Sportoletti, da generazioni in agricoltura, si è sempre dedicata con passione anche alla produzione del vino. Nel 1979 nascono le prime bottiglie con etichetta propria. Da allora è iniziato il lungo cammino alla ricerca del perfetto equilibrio tra innovazione e tradizione, avvalendosi anche, dal 1998, della prestigiosa consulenza del winemaker Riccardo Cotarella. Lo scopo è sempre stato quello di valorizzare al massimo le potenzialità del terroir, le colline tra Spello e Assisi, dove sono ubicati i 26 ettari di vigneto dell’Azienda.Da sempre viene dedicata particolare attenzione alla conduzione dei vigneti, iniziando dalla potatura invernale, per preservare intatte tutte le caratteristiche del territorio, in ogni vitigno, fino al bicchiere. Frutto di un ambiente unico, per caratteristiche pedoclimatiche ma anche e soprattutto per l'atmosfera che unisce la bellezza del paesaggio alla spiritualità Francescana. Attualmente sono cinque i vini prodotti: Assisi Rosso Doc, Assisi Grechetto Doc, Villa Fidelia Bianco Igt, Villa Fidelia Rosso Igt, Villa Fidelia Passito Igt, oltre ad un ottimo Extravergine d’Oliva biologico. La neve caduta sul Subasio in questa gelida Pasqua, e un piatto di polenta con ragù e salsicce che mi attendeva a casa, ha fatto cadere la mia scelta sul Villa Fidelia Rosso 2004 (probabilmente una delle annate migliori). Profondo colore rosso scuro, molto complesso al naso con profumi di frutti scuri e spezie dolci, liquirizia e cuoio, accompagnati da note balsamiche. All’assaggio delinea una forte personalità unita ad eleganza, con tannini setosi ed equilibrati e dotato infine di una lunga persistenza. Villa Fidelia è al 70% Merlot con percentuali residue di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, sosta 12 mesi in barrique di rovere francese seguiti da 24 mesi di affinamento in bottiglia.

Sportoletti, Via Lombardia, 1 - Spello (PG) - Tel. 0742 651461 - www.sportoletti.com - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


monastero san biagio
 
SUGGESTIONI...MONASTICHE

Ci lasciamo alle spalle Assisi e la sua Rocca. In direzione di Nocera Umbra. La strada attraversa boschi di querce e carpini per poi inerpicarsi fino a ottocento metri di altitudine dove, immerso nel parco naturale del Monte Subasio, troviamo il Monastero di San Biagio (nella foto). È qui che nasce, circa quindici anni fa, la prima birra umbra di ispirazione monastica. Il contributo dei monasteri nella produzione di birra è da sempre conosciuto. Infatti questa spumeggiante bevanda ha storicamente accompagnato nei secoli, in terra umbra, i pellegrini nei loro viaggi verso le mete sacre, come troviamo documentato in numerosi scritti e testimonianze. In questa cornice suggestiva, nasce la birra Ambar, recentemente premiata a Strasburgo tra le tredici migliori birre internazionali. È una birra scura che si ispira alla antica tradizione monastica, a bassa fermentazione e con spiccati aromi di caffè e caramello. Accanto troviamo la Monasta, birra ambrata con sentori di nocciole, struttura decisa e grado alcolico intorno al 7% del volume, da accompagnare a piatti di carni alla brace. Inoltre si producono birre chiare come la Verbum e la Gaudens, la prima quasi bianca con sfumature fruttate, adatta per antipasti e pesce; la seconda moderatamente amara, con note tostate, perfetta con pasta e salumi. Si tratta di birre realizzate con ingredienti di altissima qualità, in gran parte presenti nel territorio come l’acqua purissima di Nocera Umbra. A pochi chilometri dal monastero, sempre immerso nei boschi, medesima proprietà, troviamo il borgo La Tavola Dei Cavalieri. Antiche residenze di campagna perfettamente ristrutturate, affacciate su 18 ettari di proprietà in gran parte boschiva. Qui è stato da pochi anni reintrodotto il suino nero, razza che anticamente popolava le pendici del Subasio e poi scomparsa, sostituita dalle cosiddette “razze migliorate”. Gli animali qui, lasciati liberi, maturano intorno ai 20-24 mesi (contro i 9 mesi delle nuove razze) per poi essere macellati e lavorati artigianalmente. Vengono nutriti con tutto ciò che offre il sottobosco, con un’integrazione alimentare costituita da legumi e cereali provenienti dall’azienda stessa, tutti biologici. I salumi che ne derivano ci regalano emozioni intense, il gusto dei sapori prodotti con autenticità e semplicità. Birre e salumi, extravergine e vino, materie ed anima di un territorio, la valle Umbra, che in questi ultimi venti anni sta cercando di recuperare tradizioni, opportunamente innovate, che erano andate largamente dimenticate nella memoria recente.

San Biagio, Loc. Lanciano, 42 - 06025 Nocera Umbra(PG) - Tel. 0742 813646 - www.assisiresort.com - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


muccigna
 
LA "MUCCIGNA" E IL PECORINO

La muccigna è una cassetta di pescato. L’ultima raccolta dalle reti dei pescherecci, a San Benedetto del Tronto, prima di entrare in porto. È composta di pesci piccoli, difficili da commercializzare, di non grande pregio ma di assoluta freschezza. Il più delle volte questo pesce viene consumato nelle famiglie dei pescatori stessi, raramente finisce nella cucina di qualche ristorante.Proprio l’altra settimana Antonio Pignotti che, insieme al fratello Orlando, conduce il ristorante dello Chalet  “Stella Marina” sulla spiaggia di Grottammare, ci mostra tre cassette di muccigna appena arrivate, dove ancora si agitano piccole sogliole, pescatrici, merluzzetti, tracine, rombetti chiodati e qualche mazzolina. In breve tempo il pesce è cucinato e portato in tavola. I piatti sono semplici, nel solco della tradizione ascolana, e preparati con cura. Primo fra tutti il caratteristico brodetto alla sanbenedettese, quasi bianco con pomodorini verdi, peperoni, cipolle e aceto, seguito da un imprescindibile fritto misto dell’Adriatico. A questo punto non restava che accompagnare il tutto con un vino adeguato. Di buona struttura, fresco e di spiccata sapidità. Tra tutte le etichette della cantina la scelta cade su un Pecorino: il Ciprea dei Poderi Capecci San Savino, vigneti collinari a dieci chilometri dal mare, tra Ripatransone e Offida. Dove sembra di essere nelle Langhe. Colline vitate a perdita d’occhio alternate agli olivi e a suggestivi Calanchi. Eppure il Pecorino, così come viene oggi proposto, ha storia recente. Perché di recente riscoperto. Rischiava infatti di andare perduto come molti altri vitigni italici, relegato in territori sempre più ristretti a causa della sua ridotta produttività. Tipico della zona a cavallo tra le provincie di Macerata e Ascoli Piceno, deve il suo nome proprio alla caratteristica di quei territori. Terre di pascoli e dunque di pecore. Sembra infatti che i piccoli acini di quest’uva (da cui il nome anche di Uva Piccoletta o Uvina), che matura molto presto e predilige siti collinari freschi, piacessero molto alle pecore. All’assaggio questo Pecorino Ciprea 2010 Doc Offida è giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso, note di erbe aromatiche accompagnate da un’accentuata mineralità. In bocca si rivela caldo, supportato da una vena acida e da una buona sapidità. La maturazione avviene esclusivamente in acciaio ed è un vino molto versatile. Oltre ai piatti di pesce, con cui l’abbiamo accompagnato, è possibile abbinarlo anche ai salumi tipici del territorio ascolano, tra cui il noto Ciauscolo - un salame dalla caratteristica consistenza che lo rende spalmabile - oltre naturalmente ad altri piatti della cucina ascolana in un gioco di accostamenti tutti da sperimentare.

Poderi Capecci San Savino - Via Santa Maria in Carro, 13 - 63038 Ripatransone (AP) - Tel. 0735 90107 - www.sansavino.com - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


A proposito di terroir - Nila Halun
 
A PROPOSITO DI TERROIR

Autunno a Tain-l’Ermitage. Assaggiando un grande Syrah, la domanda diretta al vigneron: quali segrete arti dietro la creazione di un vino di tale intensità? La risposta secca: prima e sopra di tutto il “terroir”. Eppure questa parola, che significa molte cose, rimane tra gli elementi più controversi.Alcuni lo definiscono come un insieme di caratteristiche geologiche e geografiche che rendono quell’appezzamento, e il vino che ne deriva, assolutamente irripetibili; altri invece aggiungono a questo anche il fattore umano. Per altri infine terroir significa esclusivamente terreno, suolo. Ma, mentre di generazione in generazione i vigneron francesi cercavano di custodire la loro terra, in questi ultimi decenni si sono aperti nuovi orizzonti. I vigneti del Nuovo Mondo, le nuove tecnologie - hitech wine-making - nuovi vini spesso tecnicamente perfetti e a un prezzo competitivo, capaci inoltre di sottrarsi al sistema di regole e limitazioni presenti nelle nazioni di più antica tradizione vinicola. Nuove strategie di marketing che hanno imposto nuovi standard del gusto: i mass-market wines. Uniformità, omologazione, dove poco o niente interessa il territorio d’origine. Vini di facile beva, che non richiedono preparazione specifica del consumatore.Così moltissimi produttori si sono adattati alle mode del momento, costruendo prodotti con uve surmature e ampi passaggi in legno. I vini “varietali”, destinati a soddisfare la domanda globalizzata  invece delle richieste di tipo individualistico. Un esempio per tutti lo Chardonnay, vino di gran moda negli anni ‘80 e ‘90 e ancora oggi richiestissimo. La sua coltivazione è passata, soltanto in America, dai 1.000 ettari vitati negli anni ‘60, agli oltre 97.000 agli inizi del 2000!Oggi il 90% dei vini nel mondo è rappresentato proprio da quelli cosiddetti tecnologici.E le differenze allora? Lo stesso Robert Parker interviene nel dibattito sostenendo a sua volta le teorie dei produttori modernisti, e cioè che le scelte e i metodi di lavorazione possono contribuire al carattere di un vino più del terroir stesso. Viene ribadita la tesi, quindi, che il wine-maker possa supplire con il proprio intervento anche a un’ipotetica deficienza delle caratteristiche del terroir. Ma è davvero così? Sappiamo che un restante 10% dei vini (tra cui i nostri Barolo, Amarone, Sagrantino ecc.)  non può essere riprodotto se non in quell’unica dimensione spazio-climatica e culturale che ne definisce ed esalta le irripetibili caratteristiche!Se è vero quindi che la teoria del terroir viene sbandierata dai francesi per giustificare uno status quo dei loro vini e mantenerne alti i prezzi, ci sembra vero anche e soprattutto che proprio questi vini, e non altri ci regalino le emozioni più vere e intense (ed anche, a volte, qualche sgradevole sorpresa!).

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